Jonio

Brancaleone Superiore, luogo sospeso nel tempo

Brancaleone dista circa 60 km da Antonimina e ci vogliono circa 90 minuti per raggiungerlo Nel cuore della costa ionica calabrese, alle pendici dell’Aspromonte, si trova Brancaleone Superiore, un borgo antico abbandonato negli anni ’50 dopo una serie di devastanti alluvioni. Oggi, tra i suoi ruderi silenziosi, si respira un’atmosfera sospesa, dove la storia e la natura si intrecciano in un paesaggio di struggente bellezza. Visitare Brancaleone Superiore è un’esperienza unica, un viaggio nella memoria di un passato ancora vivo tra le pietre e i sentieri antichi. Le origini medievali Le prime tracce di Brancaleone risalgono al Medioevo, quando il borgo si sviluppò come centro fortificato per difendersi dalle incursioni saracene. Le case in pietra, le chiese e i resti delle mura testimoniano l’importanza strategica del luogo. Tra gli edifici più significativi spicca la Chiesa di Maria Santissima Annunziata, oggi parzialmente restaurata, che conserva ancora affreschi e dettagli architettonici di grande valore storico. Un progetto di rinascita Negli ultimi anni, Brancaleone Superiore è al centro di progetti di recupero e valorizzazione. Associazioni culturali e volontari si sono impegnati nella pulizia dei sentieri, nel restauro di alcune strutture e nell’organizzazione di eventi che riportano vita tra le sue antiche vie. Grazie a queste iniziative, il borgo sta diventando una meta affascinante per escursionisti, fotografi e appassionati di storia. La natura che avvolge il borgo Brancaleone Superiore è circondato da una natura rigogliosa e selvaggia. Gli itinerari escursionistici che si snodano tra uliveti, agrumeti e macchia mediterranea offrono panorami spettacolari sulla Costa dei Gelsomini. Durante la primavera, il borgo si riempie di colori e profumi, rendendo la visita ancora più suggestiva. Non è raro avvistare anche la fauna locale, come il falco pellegrino o il raro geco delle mura. Un’esperienza autentica Passeggiare per Brancaleone Superiore significa riscoprire il valore della lentezza e dell’autenticità. Non si tratta di un classico itinerario turistico, ma di un’esperienza immersiva tra storia, natura e silenzio. È il luogo ideale per chi desidera staccare dalla routine e lasciarsi sorprendere dalla forza evocativa dei luoghi dimenticati. Come arrivare Il borgo si raggiunge facilmente da Brancaleone Marina, in pochi minuti di auto o attraverso un breve sentiero panoramico. Si consiglia di visitarlo con scarpe comode e, per chi vuole approfondire la storia del luogo, di partecipare a una delle visite guidate organizzate dalle associazioni locali. Foto di copertina: © Comune di Brancaleone

Bivongi, un borgo tra storia e natura

Bivongi dista circa 60 km da Antonimina e ci vogliono circa 90 minuti Nascosto tra le colline verdi della Calabria ionica, questo piccolo centro rappresenta un gioiello ancora lontano dal turismo di massa. Situato nella Vallata dello Stilaro, in provincia di Reggio Calabria, il paese custodisce una storia millenaria fatta di spiritualità, tradizioni artigiane e un profondo legame con la natura. Passeggiare tra le sue stradine significa riscoprire un’atmosfera autentica, scandita da ritmi lenti e silenzi preziosi. La cascata del Marmarico e la natura della Vallata dello Stilaro Uno dei tesori più spettacolari del territorio è la Cascata del Marmarico, la più alta della Calabria e tra le più imponenti del Sud Italia. Con un salto di oltre 100 metri, le sue acque creano giochi di luce suggestivi, soprattutto in primavera e in estate. Per raggiungerla è possibile intraprendere un’escursione immersa nei boschi delle Serre. I sentieri regalano panorami indimenticabili e rendono l’area ideale per gli amanti del trekking e della natura incontaminata. Inoltre, è un punto di partenza ideale per esplorare il Parco Naturale Regionale delle Serre. Il Monastero di San Giovanni Theristis: spiritualità e storia La spiritualità caratterizza profondamente questo angolo della Calabria. A pochi chilometri dal centro abitato, immerso nella quiete della valle, sorge il Monastero di San Giovanni Theristis. Fondato intorno all’XI secolo da monaci basiliani, rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura bizantina in Italia. Ancora oggi il monastero è un luogo di culto e raccoglimento, capace di trasmettere pace e contemplazione a chi lo visita. I sapori autentici del borgo calabrese Un viaggio in questo borgo ionico non può dirsi completo senza scoprire le sue eccellenze enogastronomiche. Il territorio è famoso per il vino rosso DOC “Bivongi”, espressione autentica del carattere calabrese. Le cantine locali, spesso a conduzione familiare, propongono degustazioni che includono anche salumi, formaggi e olio extravergine d’oliva. Non manca la tradizione della lavorazione del miele e delle conserve, tramandata di generazioni in generazione. Un luogo da vivere con lentezza Questo borgo non è una meta da visitare in fretta. Al contrario, invita a rallentare e ad ascoltare il ritmo naturale delle giornate. La cordialità degli abitanti e la bellezza discreta del paesaggio rendono l’esperienza autentica e rigenerante. Per chi cerca un viaggio lontano dai circuiti più affollati, Bivongi rappresenta una scelta ideale. Un piccolo grande tesoro nel cuore della Calabria, capace di sorprendere senza clamore. Foto di copertina: © Comune di Bivongi

Capo Bruzzano: la spiaggia che non ti aspetti

C’è un angolo di Calabria dove il paesaggio si mostra ancora intatto, sospeso tra mare e silenzio, lontano anni luce dalle rotte del turismo di massa. Capo Bruzzano è uno di quei luoghi che non si attraversano per caso: si scelgono, si cercano. E una volta raggiunti, non si dimenticano. Un tempo noto come Zefirio, questo promontorio domina una spiaggia sorprendentemente intatta, dove la sabbia conserva la sua trama naturale e la vegetazione spontanea arriva fino alla riva. Un paesaggio che sembra disegnato dalla memoria, ma che esiste davvero — e resiste. Una bellezza riconosciuta, ma non addomesticata A certificare l’unicità del luogo è intervenuta anche Legambiente, che ha inserito la spiaggia di Capo Bruzzano tra le undici più belle d’Italia. Un riconoscimento che va oltre la semplice estetica: qui si premia l’equilibrio tra natura, ecosistema marino, tutela del territorio. Non ci sono strutture invasive, né turismo organizzato. Solo un’ampia distesa di sabbia e mare, protetta dalla presenza silenziosa della scogliera. Fiori tra la sabbia e sculture di pietra Chi arriva fin qui nei mesi più miti, scopre un arenile punteggiato da piccoli fiori selvatici, che crescono tra le dune come minuscoli fuochi d’artificio botanici. La scogliera, che incornicia la spiaggia con eleganza ruvida, è modellata da secoli di vento e sale. Le sue forme richiamano silhouette surreali: archi, nicchie, rilievi scolpiti che la luce al tramonto trasforma in quinte teatrali. È un paesaggio che parla un linguaggio antico, fatto di materia e silenzio. Una meta per chi cerca ancora l’essenziale Capo Bruzzano non offre comodità, ma dà molto di più: uno spazio per fermarsi, ascoltare, osservare. Qui il viaggio si fa intimo, la spiaggia diventa luogo di contemplazione più che di consumo. Non è un rifugio “esotico”, ma una realtà possibile, in Italia, oggi. E proprio per questo così preziosa. Per chi ama perdersi — e poi ritrovarsi — in luoghi che sanno raccontarsi da soli, questa spiaggia rappresenta una parentesi rara. Un’esperienza che riporta il viaggio al suo significato più profondo: lasciarsi toccare da ciò che non è stato ancora alterato. Foto di copertina: Pannucci Stefano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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